Continuiamo con la presentazione e l’ascolto della mia bacheca musicale, ovvero dei CD presenti nei miei scaffali.
Scorrendo nel primo raccoglitore troviamo altri 2 album degli U2, uno è “POP”. Qui il gruppo irlandese è in piena fase di sperimentazione, all’epoca i suoi fans più accaniti non presero benissimo questo album, forse un po’ troppo “discotechiano” ma non per questo esente da momenti di buona musica, anche ottima come nel brano “please”, canzone intensa per via dei riferimenti alla guerra civile e al fanatismo (nel repertorio dal vivo sostituisce, a detta di Bono, la vecchia “Sunday Bloody Sunday”); oppure “Wake Up Dead Man“. Ci sono poi le immancabili ballate, come “If God Will Send his Angels” e “Staring At The Sun”, per il resto molta tecnologia, meno rock, tranne forse un po’ in “Miami”.
Un buon disco, non certo però tra i miei preferiti.
Di tutt’altro genere è il seguente album che vi presento, seguente nei miei scaffali, non certo cronologicamente, visto che è uscito prima di “POP”. Vi parlo di uno degli album più famosi degli U2 o forse il più famoso: “WAR”.
“WAR” non è solo un disco importante musicalmente parlando ma anche per l’impronta politica che lo distingue dai precedenti dischi di Bono e compagni. “Sunday Bloody Sunday” e “New Year’s Day” sono brani che rimangono immortali nella storia della band. La bellissima ballata “Drowning Man” un po’ atipica, in crescendo e senza ritornello, un’altra caratteristica che contraddistinguerà gli U2. L’energia di “The Refugee”.
Insomma, “WAR” è uno dei dischi che non possono mancare nella propria bacheca.
Adesso tenetevi forti perché come spesso capiterà alla scoperta della mia bacheca musicale, si fanno salti di epoca e stile. Infatti il prossimo album è di uno dei gruppi mostri sacri del rock, i Deep Purple.
Il primo che vi presento non è uno dei più famosi e direi neanche nello stile che più si ricorda dei Deep Purple, visto che ancora non c’era la voce splendida di Ian Gillan e Roger Glover al basso. Non manca però di ottimi spunti e brani che inizieranno a renderli famosi, come la psichedelica “Shield”, la potente “Hard Road” e la ballata cupa di “Anthem”.
…non sono ancora i Deep Purple che “sfonderanno” le casse acustiche con la loro potenza ma comunque un buon disco agli inizi della loro grande carriera. Era il ’68 e questo è “The Book of Taliesyn”.
Spero vi sia gradita questa rassegna musicale e di ritrovarvi nel prossimo capitolo, ancora molti album da presentarvi e farvi ascoltare.
Buon ascolto!!!
Uno dei modi migliori per conoscere nuova musica, è sicuramente ascoltarsi i CD degli amici. Ho pensato possa essere idea gradita quella di presentarvi tutti i miei CD. Un viaggio con voi dentro la storia delle mie passioni musicali.
Sarà sicuramente piacevole anche per me, visto che negli anni poi molti album non si ascoltano più, perchè sentiti decine e decine di volte, perchè ormai abituati ad ascoltare musica tramite gli mp3 e un po’ per pigrizia.
Ci è voluta la pazienza di mia moglie a riordinare tutti i CD! e rivederli cosi in ordine, mi ha fatto venir voglia di riascoltarli. Quale miglior occasione per condividerli con voi!!
Ho pensato di farvi ascoltare alcuni dei brani di ogni album, 2 CD alla volta. Capiterà quindi di farvi sentire più album dello stesso gruppo o cantante, di alcuni ne ho più di uno. Non hanno un ordine cronologico, ma partirò dal primo raccoglitore e poi via via tutti gli altri.
Adesso basta parole e iniziamo subito con i 2 primi CD!
Il primo che vi presento è proprio l’ultimo arrivato, mi è stato regalato da un amico per il mio compleanno. Si tratta di Antony and the Johnsons, dal titolo “I am a bird Now”.
La copertina di “I am a bird Now”
Pupillo del grande Lou Reed, Antony arriva a “I am a bird now”, suo secondo album, attraverso una proposta davvero unica nel suo genere: un rock noir, drammatico, toccante che non necessita di descrizioni tecniche, poiché l’arte di Antony and the Johnsons vira verso lidi emotivi che esulano da meriti e precisazioni di altra natura, proponendo una voce, quella di Antony, che non tollera mezze misure: o la si ama o la si odia. Questo è il destino degli artisti così particolari.
Lascio a voi il giudizio.
Il secondo CD è dei Morphine, gruppo straordinario, purtroppo finito troppo presto per la morte del cantante e bassista Mark Sandman. Li ho adorati da subito. La particolarità di un gruppo formato da 3 persone: voce e basso a 2 corde, sassofono baritono (Dana Colley) e alla batteria e percussioni Billy Conway e/o Jerome Deupree danno a questo gruppo una collocazione difficile da dare in campo musicale….rock? jazz noir? non so. Sono fuori dagli schemi.
La copertina di “Like Swimming”
Il primo CD da cui vi faccio ascoltare alcuni brani è “Like Swimming”. Lasciatevi trasportare dalla calda voce di Mark e il meraviglioso sax di Dana.
Continuiamo la rassegna dei miei CD. I prossimi 2 sono ancora dei Morphine, che per chi non conoscesse questo gruppo, rimando alla lettura del primo capitolo della mia bacheca musicale.
Ecco i dettagli del primo Album che vi presento, dal titolo “Yes”:
Il terzo album, Yes (1995), rappresenta un deciso cambio di direzione per la band: sacrificando la componente più noir e depressa del loro sound , i Morphine (ora con Bill Conway al posto di Deupree) ne esasperano la fisicità dirompente virando verso brani incalzanti e ritmati che si riallacciano idealmente al rhythm’n’blues e al rock’n’roll degli anni 50, nonostante ogni genere di riferimento sia stravolto e amalgamato nella peculiare visione musicale del gruppo.
Le performance sono tese, irruenti, pullulanti di un’aggressività che prima era trattenuta, celata sotto una densa coltre di soporifero esistenzialismo. Emblematiche in questo senso sono la frenetica “Honey White” che, posta in apertura del disco, scorre veloce e compatta fra i virtuosismi be bop del sax e la batteria percossa a pieno regime, o il funk morboso di “Super Sex“, in cui il canto/recitato di Sandman è vizioso e degradato come non mai.
E’ proprio il leader a sfoderare uno stile canoro mai così maligno e disperatamente sensuale, adatto a sottolineare le tinte fosche di quel capolavoro che è “Whisper” (basso plastico e corposo, batteria sincopata, pianoforte in sottofondo, sax che delizia con assoli da brivido) o della moribonda “I Had My Chance” (vibrante del blues più oscuro e primitivo). Il talento compositivo di Sandman è forse al suo apice: la solare “All Your Way” abbaglia per le sue melodie semplici, ma nello stesso tempo ricercate, mentre le complessità armoniche di “Yes” hanno pochi eguali anche nel jazz più raffinato.
Whisper per me è una delle più belle in assoluto.
Il secondo album si intitola “Cure for Pain”:
La maggior parte delle composizioni di Cure For Pain sono struggenti e malinconiche, romantiche e allo stesso tempo dolenti, protese verso un senso di impotenza che predice un destino crudele e avverso( I’m Free Now - All Wrong).
L’ascolto di Cure For Pain fa capire ancor di più che i Morphine sono riusciti a coniare un genere tutto loro in maniera assolutamente originale; la loro abilità sta nell’essere riusciti ad indirizzare un concetto sperimentale di una musica priva della chitarra nel formato tradizionale della canzone rock.
Per l’ultimo CD di questo post cambiamo totalmente genere e nel primo raccoglitore da dove ho iniziato questo percorso nella bacheca dei miei compact disc, troviamo ora gli U2 che non hanno certo bisogno di presentazioni.
Il primo Album che trovo è “Achtung Baby” in cui quasi tutti i brani sono poi divenuti dei singoli trasmessi in radio e in TV. Tra questi ricordiamo la bellissima “One” l’energetica “The Fly” la ballata di “Love is Blindness” e la famosa, ma lo sono tutte, “Mysterious Ways”.
Gli U2 li ho visti in concerto molti anni fa, a Modena, eravamo più di 100 mila persone, un fiume.
Buon ascolto!! Alla prossima serie.